Rapé Murici
Il rapé Huni Kuin Murici è preparato con mapacho amazzonico (dume) e ceneri della corteccia dell’albero murici, molto chiare e leggere, che si caratterizzano per conferire un carattere molto dolce e luminoso, con proprietà che la tradizione associa alla vitalità, alla gioia e alla disposizione all’azione.
Murici accompagna i momenti di lavoro, celebrazione, incontri comunitari, meditazione attiva e concentrazione nei compiti quotidiani.
Il popolo Huni Kuin distingue due sfere di medicina: il dau bata (rimedio dolce), che appartiene all’huni dauya (erborista), e il dau muka (rimedio amaro), che appartiene al mukaya (sciamano).
All’interno della cosmovisione Huni Kuin, Murici appartiene alla sfera del dau bata (rimedio dolce). Il dau bata accompagna la vita visibile e quotidiana; è una medicina che fortifica il corpo senza interrompere la routine. Questo carattere lo distingue dal polo opposto, il dau muka (rimedio amaro), riservato al mukaya (sciamano) e alle cerimonie di maggiore profondità spirituale.
L’erborista lavora con foglie, cortecce, segreti animali e saperi della foresta visibile; la sua conoscenza si apprende, si trasmette e si condivide apertamente.
Tra i grandi alberi della cosmovisione Huni Kuin, ognuno ha il proprio posto. Il cumaru (kumã) è l’albero che non marcisce mai, il più autentico, legato alla permanenza e alla forza sciamanica. Il tsunu è associato alla concentrazione e al lavoro spirituale profondo. Il mulateiro cambia la propria corteccia come l’anaconda cambia la pelle, legato al rinnovamento e alla purificazione.
Il Murici ha la qualità di essere sempre presente, la sua storia è quella della presenza quotidiana: l’albero di cui si mangia il frutto, il cui legno scalda, la cui corteccia guarisce e la cui cenere accompagna il rapé. È un albero che appartiene all’ambito del quotidiano, accessibile sempre, presente nell’intorno della comunità.
Curiosamente, il murici e il caapi (ayahuasca) appartengono alla stessa famiglia di piante, le Malpighiacee. Due cammini all’interno di una stessa famiglia vegetale: uno dolce, quotidiano, condiviso; l’altro amaro, cerimoniale, riservato.
La cenere di Murici
In Hãtxa Kuĩ, le ceneri d’albero che accompagnano il mapacho si chiamano mapu, e ogni varietà di rapé porta il nome dell’albero che le fornisce. La cenere di Murici si ottiene dalla corteccia dell’albero, raccolta con cura, essiccata al sole e bruciata a fuoco lento per ore fino a ridursi in una polvere chiara e straordinariamente fine.
La corteccia del murici è ricca di minerali che si concentrano durante la combustione: quando il fuoco trasforma la materia vegetale in cenere, ciò che resta è una polvere alcalina, densa di calcio e potassio, che risveglia la forza del mapacho e la accompagna fino alla sua espressione più completa.
Questo principio alcalino è lo stesso che si ritrova in altre tradizioni del continente dove ceneri o calci vegetali liberano la potenza della pianta con cui lavorano.
Tra le quattro ceneri principali del rapé Huni Kuin, quella del murici è la più chiara e la più leggera: una polvere quasi bianca, morbida al tatto, che contrasta con le ceneri più scure e dense del tsunu o del cumaru. Questa leggerezza definisce il carattere di Murici come varietà: un rapé aperto, luminoso, tradizionalmente orientato a un uso quotidiano.
L’albero Murici 🌳
Il Murici (Byrsonima crassifolia), yapa in Hãtxa Kuĩ, possiede un frutto dolce, rotondo, giallo-arancione, intensamente aromatico.
È un albero piccolo dalla chioma ampia e irregolare, che raramente supera gli otto metri nella foresta aperta. Le sue foglie sono spesse, di colore verde scuro e lucide sulla pagina superiore, coperte su quella inferiore da un velluto color ruggine molto morbido al tatto. I rami giovani condividono la stessa tonalità bruno-rossastra.
La corteccia è spessa, profondamente fessurata, di un grigio-brunastro che si scurisce con l’età. È densa, compatta, ricca di tannini, ed è la parte dell’albero che si raccoglie per produrre la cenere del rapé. Bruciando a fuoco lento, questa corteccia produce braci a combustione prolungata e una cenere straordinariamente fine, di colore grigio chiaro quasi bianco.
Nel periodo della fioritura, il Murici si trasforma. Grappoli di fiori gialli spuntano alle estremità di ogni ramo come piccole torce. Man mano che i fiori maturano, i loro petali virano dal giallo all’arancione e dall’arancione al rosso, cosicché uno stesso grappolo esibisce simultaneamente i tre colori: un gradiente di fuoco vivo su ogni spiga.
I fiori del murici, invece di produrre nettare come la maggior parte delle piante da fiore, producono olio: strutture specializzate alla base dei sepali, chiamate elaiofori, secernono un olio denso che viene raccolto da api specializzate del genere Centris. Queste api afferrano il petalo con le mandibole, raschiano gli elaiofori con le zampe per liberare l’olio e lo trasportano al nido, dove lo utilizzano per costruire le cellette e nutrire le loro larve.
È una relazione di dipendenza reciproca: il murici ha bisogno delle api Centris per riprodursi, e le api utilizzano il suo olio per allevare la prole.
Il frutto è una piccola drupa rotonda, di appena uno o due centimetri, che matura dal verde al giallo intenso e infine all’arancione. La polpa è bianca, succosa e oleosa, con un aroma penetrante e inconfondibile che mescola il dolce con il fermentato. È un aroma che impregna: un albero con frutti maturi al suolo si percepisce a distanza.
Il sapore è acido, con un certo gusto oleoso che divide le opinioni e conquista chi ci cresce insieme. Il frutto si mangia crudo, si fermenta per produrre chicha e si distilla per ottenere liquore in Messico e in America Centrale.
Il Murici è un albero del fuoco. Nel cerrado brasiliano, dove gli incendi periodici fanno parte del ciclo naturale, il murici ha sviluppato tre forme di resistenza: una corteccia spessa che isola il suo interno dalle fiamme, un organo sotterraneo legnoso (xilopodio) che sopravvive sottoterra e lancia nuovi germogli dopo l’incendio, e una grande capacità di colonizzare suoli bruciati.
Il Murici è una specie pioniera: cresce in suoli impoveriti, bruciati o abbandonati, dove altri alberi non riescono ancora a stabilirsi. Le sue radici formano alleanze con funghi micorrizici che estraggono fosforo dagli strati profondi del suolo, e la sua abbondante caduta di foglie restituisce al terreno i minerali (calcio, potassio, manganese) di cui la generazione successiva di alberi avrà bisogno per crescere.
La corteccia di questo stesso albero restauratore è quella che, bruciando, produce la cenere del rapé Murici: è la cenere di un albero che guarisce la terra. I minerali che il Murici estrae dalle profondità della terra e accumula nella sua corteccia sono gli stessi che si concentrano nella cenere e accompagnano il mapacho.
L’albero Murici in Mesoamerica
L’albero Murici cresce dal Messico centrale fino alla Bolivia. Nelle tradizioni mesoamericane, questo stesso albero porta il nome di nance, nancite o craboo, e la sua presenza si estende in tutto il mondo maya, nahua e caraibico.
In Nahuatl, la lingua dei Mexica, il murici si chiama nantzinxocotl: nantzin (madre, signora, con il suffisso reverenziale -tzin) e xocotl (frutto). Il suffisso -tzin è lo stesso che compare in Tonantzin («Nostra Madre Riverita»), riservato in Nahuatl a entità di elevato grado spirituale. In maya yucateco, l’albero murici si chiama chi’.
Fonti coloniali spagnole documentano che i Maya yucatechi dei secoli XVI e XVII utilizzavano foglie di nance per avvolgere i loro sigari di mapacho. Questo dato, registrato dal ricercatore Nicholas Hellmuth a partire da cronache coloniali, stabilisce un legame diretto tra il murici e il mapacho nella tradizione maya: lo stesso albero che in Amazzonia accompagna il mapacho come cenere, nel mondo maya lo accompagnava come involucro.
Il nance compare anche nel Popol Vuh, il libro sacro del popolo K’iche’, come uno degli alberi da frutto dell’intorno mitico degli Eroi Gemelli. Il suo frutto dolce e aromatico si fermenta in Guatemala per produrre chicha de nance, una bevanda tradizionale di celebrazione comunitaria che richiede fino a sei mesi di fermentazione. In Costa Rica si distilla come crema de nance, in Messico come licor de nanche: il Murici è un albero che in ogni tradizione accompagna la riunione, la festa e ciò che è condiviso.
L’albero Murici in Brasile
In Brasile, nello Stato dell’Acre, almeno sei popoli indigeni di tre famiglie linguistiche distinte lavorano con la sua cenere nella preparazione del rapé: gli Huni Kuin, gli Yawanawá, i Katukina, gli Shawãdawa, gli Shanenawa (tutti della famiglia Pano) e i Puyanawa.
I Kulina (famiglia linguistica Arawá, distinta dai Pano) utilizzano anch’essi cenere di murici. Per i Puyanawa, il murici è la cenere principale della loro tradizione di rapé, talvolta l’unica che impiegano.
Nel nord dell’Amazzonia, nelle savane di Roraima, i Makuxi (famiglia Carib) conoscono il murici come mirixi vermelho.
La tribù amazzonica Huni Kuin
Gli Huni Kuin sono uno dei popoli indigeni più numerosi e culturalmente vibranti dell’Amazzonia brasiliana. Il loro nome significa «la gente autentica» in Hãtxa Kuĩ, la loro lingua, che appartiene alla famiglia Pano. Abitano i bacini dei fiumi Jordão, Tarauacá, Envira, Murú, Humaitá e Purus, nello Stato dell’Acre, con una popolazione che supera le quindicimila persone distribuite in oltre cento villaggi.

